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3 aprile 2008
Ma perché il Cannocchiale è sempre l'ultimo a sapere le cose?

di Gregorj 




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3 dicembre 2007
Le affinità elettive

di Gregorj 


ià, e se Silvio e Walter si alleassero davvero? L'ipotesi - ancora "di scuola", nonostante i vaneggiamenti complottisti di molti - comincia davvero a girare, e a farlo con così tanta insistenza  - in omaggio al principio di Goebbels - che molti cominciano a crederci. E pensare che tutto questo bailamme nasce da una decisione - tanto improvvida da finire persino in parte rimangiata - semplice semplice: Berlusconi ha scommesso sulla caduta del governo Prodi, l'ha fatto fidandosi di un paio di senatori dell'Unione i quali poi non devono aver trovato la quadra; trovandosi di fronte a una figuraccia e a Fini e Casini che gliene chiedevano conto, ha deciso magari la notte prima di annunciare la nascita del Partito del Popolo delle Libertà. Non riesco a credere che la decisione di lanciare il dado sia arrivata prima di quelle 24 ore, anche se le "prove generali" erano state fatte in estate, con un articolo sulla Stampa di Augusto Minzolini che su Silvio di solito è bene informato. Ma è anche un tipino abbastanza fantasioso.

IPOTESI - Com'è come non è, adesso il partito c'è e a qualcosa dovrà pur servire, avrà pensato il Cavaliere sempre ligio alla sua fede materialista-leibnitziana (sì, sto scherzando). Perché non provare a tirare il collo ai due ex alleati facendo passare una legge elettorale che li strozzi o perlomeno li depotenzi? Quella che uscirebbe dal referendum andrebbe benissimo, se Silvio riesce a "sbancare" pescando voti anche nel suo schieramento, eventualmente
affascinando l'elettorato d'opinione con uscite "forti" (il suo innato populismo). Oppure, ci sarebbe l'ipotesi Vassallum che mitiga un po' quell'effetto ma regala garanzie da altri punti di vista. E se i due si mettono d'accordo sull'indicare quella bozza come l'unica che voterebbero, ecco che gli altri o si accodano o si beccano le urne, con tutte le conseguenze del caso.

A LETTO COL NEMICO - Solo che il giorno dopo la fine della manfrina sulla legge elettorale, Berlusconi riprenderebbe il disco rotto delle elezioni, e Walter così troverebbe le stesse difficoltà. Ecco perché il sindaco rilancia: "Facciamo anche le riforme istituzionali, cogliamo l'occasione storica per cambiare il paese" (quante volte l'ho sentita questa frase da quando ho memoria? 20? 30? 50?). E subito dopo, ecco materializzarsi la parola proibita: "inciucio". La macchia di essere un d'alemino, Walter, non la accetta proprio: ecco subito che le dichiarazioni sui "punti fermi della sinistra, legge tv etc" servono proprio a far togliere all'elettorato l'impressione di aver sostituito D'Alema. E, sotto sotto, il refrain "se si accorda con noi, poi dovrà smettere di chiamarci comunisti e dipingerci come il male assoluto". Esattamente le stesse cose che diceva lo staff dei Dalemiani all'epoca della Bicamerale. Ed esattamente la stessa fine faranno.

ALEA IACTA EST - In ogni caso, non si può non smentire l'ipotesi che vorrebbe un Berlusconi impegnato ad accordarsi con l'avversario anche allo scopo di farla finita con il "bipolarismo armato" e la radicalizzazione dello scontro. Non
per altro: perché è Silvio che l'ha inventata, la tattica del "linguaggio nuovo" della politica, quello che mette in primo piano lo scontro e la delegittimazione dell'avversario. E l'ha portata avanti - o fatta portare, per essere più precisi - avallando persino fregnacce belle e buone come la Commissione Mitrokhin, Telekom Serbia e via gradassamente sbuffoncellando. Vi pare che adesso, quando si trova di fronte alla sua battaglia politica più importante, quella per la sopravvivenza, vi rinuncia soltanto perché l'ha promesso? Non sarebbe lui, suvvia. E poi, da quel giorno in poi avrebbe, di fronte al suo elettorato composto anche da duri e puri, l'etichetta dell'"ammorbidito", quella che prima riservavano a Casini. Bleah!

TEOREMA - Alla fin fine, se Silvio e Walter si accordano, nel lungo periodo non conviene a nessuno. Nel breve, invece, a tutti. Nel senso: si possono riempire le pagine con i propri volti, si aprono fronti che sembravano sopiti (il famoso "terzo polo" in costruzione) contribuendo a costringerli a mostrarsi, senza consentir loro di agire nell'ombra. Ci si autolegittima - Berlusconi e Veltroni, Veltroni e Berlusconi - come i due "big" della politica - esecutivo escluso, per carità! - senza i quali non si fa nulla. Ma si presta anche il fianco all'accusa - già lanciata dai rispettivi alleati - di lavorare nell'interesse dell'altro, spaccando così la propria coalizione. Essendo già mezza rotta quella di sinistra, la preoccupazione dovrebbe essere più di Berlusconi, che nel Polo è sempre stato impegnato a salvaguardarne all'esterno l'immagine di unità (riuscendoci in parte). Insomma, alla fin fine se Silvio e Walter si accordano, non è che convenga poi tanto a nessuno. Per questo alla fin fine si accorderanno.

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29 novembre 2007
Quel taxi chiamato desiderio

di Gregorj 


rivido, terrore raccapriccio. Ovvero, una normale giornata di "proteste" illegali come quella di ieri a Roma, messa in atto dai taxisti contro la decisione del Comune di concedere altre 500 licenze in più. Normale perché quanto accaduto è stato per l'ennesima volta "tollerato" senza che chi è preposto al rispetto dell'ordine facesse nulla. Sono stati ribaltati cassonetti della spazzatura per bloccare il passaggio delle auto e degli autobus. Un fotoreporter che aveva documentato il tutto è stato allontanato a spintoni. L'Atac ha deviato 35 linee di bus sui quali transitava gente che non si può permettere di prendere il taxi. Piazza Venezia, uno dei punti nevralgici per il traffico della città, è stata chiusa al traffico dei normali cittadini - quelli che pagano le tasse e le imposte comunali - per permettere lo svolgimento di una manifestazione abusiva. Che protestava per una scelta legittima - le 500 licenze - nonostante nel frattempo ai tassinari fosse stato concesso un aumento del 18% sul piano tariffario e un supplemento di 2 euro per le corse in partenza da Termini (perché? Cosa ha la stazione di speciale rispetto a qualunque altra zona?).

I FATTI - Non che nel precipitare della situazione l'amministrazione Veltroni sia esente da colpe. Prima
si è piegata al No dei tassisti all'installazione del Gps sulle vetture, che sarebbe stato un deterrente agli abusi. Poi ha promesso 2300 nuove licenze - che avrebbero portato il rapporto taxi/cittadini a 3 su mille, appena accettabile - ma ne ha rese operative solo 550. Infine, ha accettato il diniego della categoria all'istituzione del car sharing e del car pooling. Supinamente. Adesso continua a tollerare l'illegalità. Perché, quindi, non si tratta chi manifesta in modo non autorizzato e palesemente contro la legge come merita? Perché non si convogliano i solerti carri attrezzi e non si comincia a sgomberare la piazza occupata abusivamente? Si teme forse una "reazione" violenta, oppure pericoli per l'ordine pubblico? Diamine, ma la forza pubblica c'è apposta per reprimere gli abusi, o no? Oppure si è capaci di usarla soltanto nelle caserme e nelle scuole di Genova, contro persone a cui vengono arbitrariamente sospesi i diritti costituzionali per una questione politica - perché di questo si trattava - o negli Autogrill? Perché la dura forza della legge in pieno stile Bava Beccaris viene auspicata quando si tratta di rumeni, tifosi o manifestanti, ma si ignora come metodo quando di mezzo ci sono le categorie e le lobby? Cos'hanno loro, a renderli intoccabili?

PUNIRNE UNO - Se Veltroni ci tiene davvero ad inaugurare una sua campagna d'immagine personale all'insegna del decisionismo - e la rimozione del capo dei vigili urbani perché beccato a parcheggiare sfruttando un permesso per disabili sembra andare in questa direzione - potrebbe benissimo far sapere che ad ogni protesta illegale messa in atto dai tassisti, il numero di nuove licenze concesse raddoppierà. Così, per dispetto. A brigante, brigante e mezzo. Piegarsi sempre e comunque, trattare in ogni caso, con i tassisti come con i farmacisti che decidono di rifiutare le ricette per i farmaci di fascia A, scaricando i costi della protesta sui cittadini come è successo di recente, porterà invece le categorie - tutte - a pensare di essere Caste intoccabili, che possono difendere i loro privilegi antistorici davanti a uno Stato Mammone con il quale alla fine un accordo si troverà. Ai danni del cittadino e del consumatore. La strada del punirne uno per educarne cento non è poi così impervia come vogliono farci credere.

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