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26 settembre 2007
Scontro tra titani

di AG 


no spaccato di come è ridotto il mondo imprenditoriale italiano ci è stato offerto negli ultimi giorni dal "dialogo" a distanza fra Bernardo Caprotti, proprietario dei supermercati Esselunga, e i dirigenti della cooperative del settore distribuzione, prima fra tutti il colosso Coop Italia. Erano ormai da un paio di anni che Caprotti imputava ai vantaggi fiscali e "appoggi" politici delle Coop la causa per cui anche Esselunga sarebbe prima o poi finita al barbaro straniero, cioè a qualche società francese come Auchan a Carrefour, che già hanno colonizzato gran parte del mercato della distribuzione in Italia, o a qualche altro colosso estero tipo Wal Mart. Ovviamente il "vecchietto terribile" (Caprotti è del 1925) si guardava bene dall'imputare la stasi ai dissidi col figlio maggiore, che aveva cercato invece di innovare il modello di business dell'azienda tramite l'e-commerce, una maggiore attenzione ai brand "biologici" e maggiori investimenti in pubblicità.

PADRE PADRONE - Ehhhh, si sa, i nostri imprenditori. Si lamentano che i figli sono dei "vitelloni", poi li tengono in naftalina fra Porsche e attricette fino ai 50 anni quando poi te li ritrovi col pisello di fuori in barca. Infatti Bernardo Caprotti ha sì "donato" la proprietà della Esselunga ai suoi tre pargoli, ma si è mantenuto l'usufrutto sul 51%, cioè sulla maggioranza delle azioni che serve per comandare. Ecco quindi che nel 2004 si riprende tutti i poteri, esautora il figlio dalla carica di amministratore delegato, licenzia tutti i dirigenti che facevano capo a lui con la scusa che "complottavano contro la famiglia", e riporta la linea aziendale alla tradizione di prezzi bassi e qualità media, cioè nel mercato dove i campioni sono ancora quegli sporchi comunisti di Coop Italia.

I MANAGER CON FALCE E CARRELLO - Coop Italia, abbreviazione di Cooperativa di Consumatori, è una cooperativa che nasce nel 1967 aggregando 167 diverse piccole cooperative di acquisto e consumo sparse localmente su tutto il territorio nazionale. Da strumento per acquisti collettivi a prezzi ridotti
per le famiglie dei proletari, la cooperativa si è ben presto trasformata in uno schiacciasassi economico, diventando il vero "rubinetto dei soldi" del mondo cooperativo di sinistra. Il gioco è semplice, la Coop, incassa in contanti e paga i fornitori dopo 3 mesi, forte del fatto che qualsiasi marchio desidera essere presente sugli scaffali dei suoi supermercati per i volumi di vendite che vengono assicurati. Il problema, comune ad altre cooperative di grosse dimensioni, è che i manager della Coop hanno oramai perso il rapporto "diretto" con la base sociale ma sono diventati più simili ai manager della grandi public company americane. E il potere economico che gestiscono li hanno fatti diventare più che gli esecutori della volontà politica dei partiti di sinistra di riferimento delle cooperative, i veri "padroni" di quei partiti, come il caso Consorte-Unipol ha messo in luce.

VENDO, ANZI NO SCHERZAVO -
Cosa è successo in questi giorni quindi a rinfocolare la polemica fra Caprotti e la Coop? Che il buon Bernardo doveva annunciare quello che da

anni si aspettano tutti, cioè la vendita del suo gruppo a qualche gruppo straniero. E invece cosa fa? Pubblica un bel pamphlet di protesta, manco fosse un anarchico dell'800, contro la Coop: "Falce e Carrello". Nell'agile libretto edito da Marsilio accusa i suoi concorrenti di tutte le possibili nefandezze di distorsione del mercato a danno di Esselunga. Ma ai giornalisti che gli chiedono notizie riguardanti la vendita del suo gruppo risponde "l'azienda va bene, non c'è nessuna fretta", smentendo quindi con le sue stesse parole l'orribile congiura ai suoi danni. E a dargli man forte arriva il giornalista Roberto Mazzucca, direttore del giornale delle serve (cioè il bolognese "Resto del Carlino", chiamato così in città per la nota autorevolezza e la predilizione per la cronaca nera a tinta fosche), che in un editoriale di oggi chiede al governo e a Coop Italia di fare chiarezza sulla normativa dei prestiti fatti a questa ultima dai suoi soci, dimenticando che la materia è già regolata da diverse leggi e deliberazioni del CICR. Quello che era meno ovvio è che proprio nella patria del liberalismo l'hanno presa molto male. Il Financial Times infatti ha dato a Caprotti del "capriccioso" e del "mentitore" continuando con una frase illuminante: "se la sua Esselunga fosse stata una public company a quest'ora dovrebbe vedersela con gli investitori e le autorità che regolamentano il mercato". Invece "l'unico investitore a cui deve rispondere è se stesso". Quello che non capiscono i giornalisti del FT è che il liberalismo in Italia è esattamente questo: rispondere solo a se stessi. O al massimo al prete nel confessionale.

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14 settembre 2007
Il Conte Max del Vaticano

di AG 


essuna persecuzione anticattolica stavolta. Qui non si tratta di "persone i cui volti e nomi voglio dimenticare subito", come disse Mons. Fisichella a proposito dei preti pedofili. No, no. Il nome del prete di cui parliamo, all'arcidiocesi di Hartford, negli USA, stato del Connecticut, se lo sono impresso bene in mente. Tanto da ringraziare pubblicamente le autorità federali per le investigazioni svolte a suo carico.

DESTINO CINICO E BARO - Quelle stesse autorità federali che provarono a suo tempo ad emettere un mandato di comparizione a carico dell'allora Cardinale Ratzinger per la copertura data ai sacerdoti incriminati per reati sessuali. Vi
chiederete quindi quale delitto mostruoso, quale orrenda perversione, quale abominevole peccato contro Dio e gli uomini abbia mai commesso il reverendo Michael Jude Fay per costringere ad un così netto cambio di atteggiamento la Chiesa Cattolica. Semplice. Ha usato i soldi della sua parrocchia per fare la bella vita. A leggere il resoconto del processo ci si trova davanti a crimini infamanti come avere comprato una Jaguar, aver fatto shopping in botique di lusso, di avere acquistato gioielli da Cartier, aver affittato delle limousine per sé e la madre e alloggiato in alberghi come il Ritz Carlton. Particolarmente ripugnante la descrizione della spesa di oltre 20.000 dollari per la festa del venticinquennale del suo ordinamento.

LE DIFFERENZE ELETTIVE - Ora noi ci rendiamo perfettamente conto che veniali intemperanze sessuali con dei ragazzini non possano reggere il confronto con tali orripillanti crimini contro la comunità dei fedeli. Ci felicitiamo che stavolta sia stata immediata la sospensione dalle funzioni sacerdotali, proprio per la gravità del suo comportamento, e non gli sia stato offerto un comodo asilo in qualche chiesa di Roma. Però a difesa dell'infame reo, una cosa vogliamo dirla. Con quel secondo nome, Jude, i farisei del Vaticano dovevano immaginare che questo Conte Max in tonaca nera si sarebbe fregato i 30 denari.

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12 settembre 2007
The butterfly effect

di AG 


onostante gli interventi delle banche centrali e le ripetute dichiarazioni tranquillizzanti dei vari "guru" economici nostrani, il trend discendete delle borse continua a bruciare milioni di euro ogni giorno. Qualche giornalista parla di "suicidio dei mercati" (Turani su Repubblica) imputando alle società di rating una eccessiva severità di valutazione, dopo lo sbrago degli ultimi anni, che porterebbe ad incrementare la sfiducia delle borse e quindi il calo delle valutazioni anche oltre il dovuto. Ma forse gli operatori di borsa non sono così bislacchi da ascoltare società di rating che, dopo i disastri dei tecnologici, della Enron, della Parmalat e paccottiglia assortita, oramai non servono nemmeno più per abbindolare le vecchiette.

ALTRE NOTIZIE - Sono invece decisamente più sensibili a quelle notizie che nei giornali nostrani sono nascoste in 4 righe 4 nella pagina economica. Come quella dell'aumento delle insolvenze nel settore delle carte di credito USA del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Insolvenze che adesso arrivano al 4,58% e che hanno portato società di carte di credito come Capital One ad aumentare fino al 400% i tassi applicati alla clientela per coprire le insolvenze, attirandosi pure le ire del procuratore statale del Minnesota. In effetti aumentare i tassi per coprire le insolvenze è una misura al limite della disperazione, in quanto non fa che creare altri debitori insolventi: quelli che sono al limite e che se "spremuti" di più non ce la fanno.

BORN IN THE USA - Insomma tira una brutta aria nel settore del credito ai privati negli Stati Uniti, e se pensate che i debiti verso i privati sono pari al 101% del PIL del paese, cioè un po' come noi per il debito publico, capite facilmente che la crisi in essere può diventare la più grave degli ultimi anni. Infatti i consumi USA sono sempre stati trainati negli ultimi anni dal credito facile e sui consumi USA si basa gran parte dell'economia mondiale. Se Mr. John non può più indebitarsi per comprarsi un nuovo paio di scarpe ci può essere un artigiano veneto del Distretto del Brenta che rischia di chiudere. Il famoso paradosso de "il battito d'ali di una farfalla in Brasile può causare una tromba d'aria nel Texas" è oramai realtà in un mondo economico che da anni si sta basando non sulla ricchezza prodotta ma sulle aspettative di ricchezza. E in mezzo alle tonnellate di "carta" come fondi, juke bonds, futures e derivati vari l'oro si è apprezzato di oltre il 70% dal 2001 e non accenna a fermarsi. Che forse le riserve di Banca d'Italia sia meglio tenersele strette?

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