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25 settembre 2007
Uno strano caso di Liberal divide

di Gregorj & AG 



a sentenza del caso Microsoft è una vittoria della politica e una sconfitta della buona regolazione del mercato." Così i liberal-liberisti dell'Istituto Bruno Leoni si sono espressi riguardo la decisione del Tribunale di Prima Istanza della UE che confermava la condanna di Microsoft per “abuso di posizione dominante”, in un articolo pubblicato sul loro sito e anche da Libero, quotidiano da sempre attento alle logiche del liberismo e contro gli aiuti di Stato, soprattutto in tema di editoria. L'autore - Carlo Stagnaro, detentore anche del blog Realismo Energitico, con il quale abbiamo avuto a che fare già qui - rincara poi la dose, parlando della parte riguardante i codici sorgente: "In questo caso non si è neppure scassinato un brevetto: si è costretto il gruppo a svelare quelli che, fino al giorno prima, erano considerati alla stregua di segreti industriali[...]. Questo è sicuramente nell’interesse dei concorrenti, ma ha poco a che fare con la concorrenza. E’ come obbligare il primo della classe a lasciar copiare il compito ai compagni più asini. Se credete sia cosa giusta, scendete in politica: potreste fare carriera a Bruxelles, o almeno diventare presidente dell’Università Bocconi". L'ultimo riferimento, per chi non lo cogliesse, è un tentativo di fare dell'ironia su Mario Monti, bocconiano, che all'epoca del procedimento su Microsoft era a capo dell'Antitrust europeo. Una posizione, quella dell'Ibl, praticamente identica - per puro caso, eh? - a quella espressa dal responsabile della Concorrenza del Dipartimento della Giustizia Usa, Hewitt Pate, che ha definito la sentenza “deplorevole” perchè "una politica della concorrenza sana deve evitare di bloccare l'innovazione".

AMMAZZA QUANTE NE SAI AMO' - Dopo un'analisi di tal fatta e cotanto profonda, l'unica reazione possibile è prendere di peso Stagnaro e portarlo all'Antitrust europeo. Magari facendolo accompagnare dal senatore Ds Franco Debenedetti, un altro grande cervello sinceramente sprecato in Italia, che in un'intervista a Repubblica dichiara: “quando è iniziato il procedimento Microsoft e Real erano gli unici e nel frattempo sono esplosi fenomeni come iTunes e You Tube. Si diceva che il mercato (dei player come WMP) era bloccato, e il mercato stesso ha prodotto spontaneamente i suoi anticorpi". Allora, da chi iniziamo?

LIBERALE E COMPETENTE - Facciamoci prima da Debenedetti. Senatore, segua il labiale: Windows
Media Player è un software che legge dei file indipendenti da esso. Un software, glielo dico in italiano, è un "programma in grado di funzionare su un computer". Youtube, invece, è un sito internet che offre un servizio, ovvero permette di ospitare sui suoi server dei video per condividerli con gli altri utenti. Video relativamente corti, di un certo tipo di qualità etc. Ok? Itunes è una cosa ancora diversa: è vero, è un lettore, ma il business che c'è dietro riguarda lo Store musicale. Capisce ora perché citare insieme le tre cose significa fare una figura da incompetente in materia? E' come confondere l'apriscatole con i barattoli, la dispensa e il supermercato.

COMPETENTE E LIBERALE - Passiamo a Stagnaro. Come i liberali dell'Istituto Bruno Leoni non dicono e non spiegano - chissà se lo sanno - la sentenza dell'Antitrust
europeo non obbliga Microsoft a rivelare il brevetto del suo codice operativo, "ma solo come funzionano i protocolli di rete utilizzati da Windows. Ovvero l'insieme di regole che governano la comunicazione tra computer". Come si dice qui, "quando un computer con software diverso prova a collegarsi ad uno con Windows, ovvero in situazione come reti aziendali ma anche in pubbliche amministrazioni, bisogna usare i protocolli di Windows che hanno un problema: sono brevettati. Un po' come se in una comunità di persone l'alfabeto e la grammatica del linguaggio che serve per comunicare fosse stato brevettato da qualcuno e per conoscerlo (e usarlo) io debba pagare. Se questo linguaggio è utilizzato dal 95% delle persone come cittadino dovrei adeguarmi (e pagare), come imprenditore ho poche chance di inventare un'altra grammatica sperando che prenda piede. [...] è evidente che i concorrenti (esclusi) di Microsoft non sono solo quelli che vorrebbero commercializzare software per server Windows, ma chiunque provi a scrivere software minimamente abilitato a dialogare con quelle macchine". Con buona pace di Stagnaro, la sentenza dell'Unione Europea tenta quindi di ristabilire parità d'accesso tra i concorrenti su un mercato, quello dei server, dando a tutti parità di condizioni di partenza e consentendo il libero scambio delle informazioni, entrambi pre-garanzie che non sono sicuramente un ostacolo alla innovazione e alla concorrenza. Anzi, la incentivano. Insomma, l'Antitrust europeo sì che con questa decisione - più che con la multa - ha fatto qualcosa di liberale. Anche se i dollari, pure con il cambio che sta un po' così, piacciono a tutti.


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24 agosto 2007
Etica e Charme

di Gregorj & AG 


dai nostri inviati a Cortina

iacchetta tirolese con triangolino verde all'altezza delle spalle, pantaloni di un verdemarcio che consola e scarpette di un colore indefinibile, praticamente quasi viola. Luca Cordero di Montezemolo, oltre all'orrida Casta e alla politica spendacciona, decide di sfidare anche qualunque concezione cromatica quando sale sul palco di Cortina InConTra per dirgliene quattro al mondo intero, come da par suo. C'era un tempo in cui i grandi imprenditori amavano stare insieme ai big della cultura. Montezemolo è arrivato accompagnato da Carlo Vanzina. Ma forse l'indimenticato autore di "Sapore di Sale 1,2,3,etc" stava lavorando al casting del suo prossimo film di Natale. Non si è mai visto un presidente di Confindustria più bellafiga di LucaLuca: di economia lui non parla mai, se non costruendo discorsi intrisi di retorica. E l'innovazione, e la ricerca, e lo sviluppo, e le imprese motore del paese, e non se ne può più di quest'Irap del cavolo, e le decisioni che non si prendono, e le scelte che ci vorrebbero. E che palle, scusate, eh? Che poi, voi cosa fareste al suo posto? Quando il pubblico ti fa la Ola, quando lo stato maggiore di viale dell'Astronomia viene a piegare la testa perché è necessario fare così, quando tutto il pubblico ti applaude anche perché ha appena ammirato su Dagospia le tue foto col pisello padronale di fuori, non saresti gasato anche tu? E pazienza se in platea non si è visto Alberto Bombassei, che era qui ieri ma oggi ha avuto un impegno improvviso e inderogabile, di quelli che non si possono rifiutare. A quel punto ti viene persino di parlare di meno individualismo e più rispetto, tanto per rifiutare l'accusa di dire solo cose popolari e facendo coltivare alla platea il sospetto che ti sia iscritto ai cristiano-sociali.

IL SOLITO, GRAZIE - Ogni dubbio viene fugato quando però inizia la solita lamentela sulle tasse, un po' come quando noi da adolescenti ci lagnavamo delle ragazze che o erano poche o non ci fumavano pari. E le tasse sono troppe, sono tante, sono
brutte, puzzano e sono cafone ma siamo comunque disposti a rinunciare agli incentivi per qualche punto di IRAP di meno."Meglio avere meno tasse rispetto agli incentivi. Questi non so come prenderli, a chi darli, e chi devo pietire per riceverli". Sarà che la Poltrona Frau Spa di cui è vicepresidente, ha dovuto pagare prima del collocamento in Borsa una montagna di IRAP a causa dei tanti debiti che aveva, e quindi cosa c'è di male nel tagliare qualche incentivo alle imprese meridionali per permettere ai nostri capitalisti indebitati una vita più facile? Eccolo poi continuare con la seconda parte della lagna: "In Italia ci sono due totem che non possono essere toccati: la politica e il sindacato." Infatti i solerti Carabineri nel 2002 acquisirono gli elenchi degli operai della Poltrona Frau iscritti ai sindacati, in barba alle leggi sulla privacy per controllare eventuali "sospetti di terrorismo", una azione che provocò pure delle interrogazioni parlamentari.

L'
ETICO LUCALUCA - Ma che uno non pensi che il nostro non sia sensibile all'etica, infatti ecco anche sollecitare la classe dirigente a sfoderare "meno individualismo e più rispetto". Lo stesso rispetto che ha degli azionisti di minoranza il presidente Fiat Montezemolo, quando compra i sedili per auto dal vicepresidente della Poltrona Frau Montezemolo. Ma che volete, non vi ha detto che lo Stato è ingordo? Che le tasse sono troppe? Che la politica sia di destra che di sinistra è lontana dal popolo? Lui è lì a fare il lavoro sporco mentre invece potrebbe godersi i suoi utili nell'amichevole Principato del Lussemburgo dove ha sede la sua finanziaria Charme Management SA. E io, che sono anni che cerco di convincere la mia azienda a versare il mio stipendio alla Cafone Investments SA così da pagare meno tasse! Ma si vede che proprio non gli piace il nome, al mio ufficio del personale. Proprio vero che nella vita ci vuole dello Charme.

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23 luglio 2007
Nun se po' fa'

di Gregorj & AG 


on potevamo esimerci, proprio no. Mario Adinolfi ha presentato la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico, e visto che è stato presentato come "il candidato dei blogger e degli under 35", era giusto, come abbiamo fatto con Capezzone, interessarci della sua proposta. La dichiarazione d'intenti è ggggiovane e internet-oriented: "Mi candido in nome di quel che sarà della politica. Spero sia molto più di quello che è. E quel che sarà è l'irruzione di internet nella scena sociale, l'esplosione del fenomeno dei blog, il formarsi di un popolo prevalentemente composto di under 40 che usa la rete come modello di vita". Dài, ragazzi, diciamolo: non vi esalta, 'sta cosa? Adinolfi in pratica vuole "tutto il potere ai blogger" come tanti anni fa qualcun altro voleva darlo ai soviet. Inutile ricordarvi com'è finita vero? Che il potere l'ha preso soltanto uno. E la storia, come tutti sapete, spesso si ripete. Dapprima come tragedia, e poi in forma di farsa.

CITAZIONI - Nel post successivo, Adinolfi elenca tutti quelli che hanno parlato della sua candidatura, citando sia i media che i blogger. E però, cosa strana, non mette nemmeno un link per permettere di leggere cosa hanno scritto. Il che non fa tanto netiquette, diciamocelo. Ma noi che ci stiamo a fare qui? Uno dei blog citati è Suzukimaruki, andiamo a vedere cosa ha scritto: "Da quanto ho capito,la polemica astiosa contro il nascituro PD che ha caratterizzato alcuni post del blog de iMille è quasi tutta farina del sacco di Adinolfi, [...] il cui unico selling-point politico mi pare essere "votatemi perché ho 35 anni, devo essere per forza meglio di quelle vecchiazze là. [...] Il significato di tutto ciò? Beh, per quanto mi riguarda è semplice: come temevo, ne iMille, tra tante persone di buona volontà, c'era chi era lì per sgomitare e  avere visibilità politica, facendo un po' di baccano su "giovani & democrazia diretta" (due parole che personalmente mi fanno mettere mano alla pistola ogni volta che le sento), ma in verità gridando forte un "Io io io ioooo! Guardatemi! Sono qui! Io sono i gggggiovani!". Non male, per uno che si voleva portare dietro la blogosfera no?  

UN PROGRAMMA 2.0 - Ma è il momento di analizzare il programma. Sintetizzato in tre numeri: 100, 2 e zero. Il cento si riferisce alle pensioni: "Quota cento significa sessant'anni di età e quaranta di contributi, sessantacinque anni di età e trentacinque di contributi, e così via, fatti salvi i lavori veramente usuranti, con parificazione dell'età tra uomini e donne, come proposto giustamente da Emma Bonino". Ecco, qui mi sa che il gggiovane blogger Adinolfi fa un po' di confusione: La pensione di vecchiaia si consegue quando si raggiungono i requisiti di età, che attualmente sono di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, e il requisito contributivo di 20 anni. La pensione di anzianità è invece quella legata ai 35 anni di contributi o 57 anni di età. E questa è già uguale per donne e uomini. Solo che le donne spesso non
riescono a raggiungere i parametri contributivi minimi per accedere alla pensione di anzianità, come invece la stragrande maggioranza dei "colleghi" maschi. Per questo la situazione più comune è l'uomo che va in pensione di anzianità con 35 anni di contributi o al massimo 57 anni di età e la donne che invece deve aspettare i 60 per quella di vecchiaia. Alla faccia della sig.ra Gina e della sig.ra Emma. Il punto due, invece, fa riferimento "alla percentuale del Pil italiano che vogliamo sia investita in ricerca scientifica, da subito, partendo dall'assegnazione di strumenti di decenza economica per i giovani ricercatori universitari. Due è anche il numero della coppia, della giovane coppia, che deve essere tutelata in quanto tale se assume l'impegno ad essere un nucleo stabile di amore e lavoro comune all'interno della società, a prescindere dall'orientamento sessuale". E qui, che gli volete dire? Che non ha specificato se quel 2% di pil deve essere di investimento pubblico o privato? Quisquilie. Oppure che non si capisce come mai dica che l'orientamento sessuale non c'entri nulla uno che ha aderito al
Family Day, e che ha detto che quella sui Dico era una battaglia "da fighetti, per gente alla moda" (che poi scusate, se erano di più quelli in piazza San Giovanni, non era quella "la moda" nel senso letterale del termine?). E che dire di questo suo post di appena un anno prima, in cui elencava i blogger "froci" - parole sue! - del Cannocchiale, dichiarandosi favorevole ai Pacs

"GRANDI IDEALI"
- Poi ci sarebbe il resto. Ci sarebbe, se il resto non fosse un'elencazione di "vogliamo" (zero caste, zero mafia, zero strapotere delle banche, eccetera) con i quali non si può non essere d'accordo. Un peccato che però non ci sia scritto nemmeno nelle righe piccole di questo "contratto con i gggiovani" come si vuole ottenere tutto ciò. Vogliamo dirlo papale papale? Questo "programma" sembra una raccolta dei primi dieci slogan ascoltati distrattamente in giro, e ripetuti pari pari senza nemmeno averli capiti fino in fondo. Visto che è gggiovane, una maestra direbbe "l'alunno è ambizioso ma non si applica. Consigliamo si ripresenti alle primarie di riparazione". Ma noi invece vogliamo concentrare l'attenzione sul suo bannerino con i colori che fanno tanto Forza Italia e lo slogan "Si può fare". Lui dice che l'ha ripreso da Branduardi. Ma a noi questo ricorda più che altro la scena di un film piuttosto famoso: "Frankenstein Junior". Ecco, forse la perfetta sintesi del primo candidato blogger della storia dei candidati blogger - che immaginiamo (purtroppo) ricca e numerosa in futuro - è tutta nel video qui sotto.




p.s.: subito dopo aver scritto il post, ci siamo accorti che sei blogger dell'area di centrodestra - tra cui l'amico daw - hanno deciso di sostenere la candidatura di Adinolfi, stanchi del menefreghismo del centrodestra nei confronti del fenomeno-blog. Secondo loro, con Adinolfi "dal virtuale si passa al reale; dai post alle dichiarazioni programmatiche; dall'onanismo salottiero e sonnacchioso all'impegno politico concreto". Ecco, avendo cercato di dimostrare - spetta al lettore dire se ci siamo riusciti o no - per tutto il post che il "programma" presentato è proprio una sfilza di dichiarazioni programmatiche e di onanismo salottiero, rimaniamo basiti da questo outing. Specialmente perché conosciamo e apprezziamo molti blogger di ispirazione culturale di destra che invece sono in grado di proporre idee riformatrici ficcanti e apprezzabili (uno è Phastidio.net). S
e, come voi dite, Adinolfi in Italia è l'esponente della cultura del fare, allora stiamo messi davvero male. Ma male male male male, eh?

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