17 giugno 2007
![]() Come una marea. Il Gay Pride di Roma è stato diverso dalle altre manifestazioni a cui càpita di andare. Quello che mancava, rispetto alla stragrande maggioranza di cortei, era un nemico. Certo, qualche sparuto coro contro Prodi, il Partito Democratico e così via si è sentito. Più dal palco che dalla piazza, e come se la necessità fosse quella di "buttare in politica" quella che era soltanto una festa. Una festa di quelle rumorose, divertenti, come si vedono nella più rispettabile delle discoteche. L'unica differenza è che non girava cocaina e nemmeno superalcolici. E un "nemico numero 1", a una festa, non è che ci stia tanto bene. E poi, un motivo per escluderla, la politica, a ben vedere c'era. Perché se oggi, al netto di una crisi della politica, di un ritorno a una strana tipicità di fondamentalismo, di tutta una serie di priorità per il paese, sia per l'economia, che per i conti pubblici, che per il buon funzionamento delle istituzioni, nessuno rappresenta le loro istanze. Nessuno è minimamente interessato alle loro opinioni, a meno che non sia nella misura in cui la rappresentanza non gli causi una polemica con un alleato teodem. Certo, magari ne leggerete qualcuna di interessante, qui. Di democratica. Di solidale. Di equa, che ci sta sempre bene con la solidale. Ad esempio, c'è la Barbara Pollastrini delle Pari Opportunità, che alla manifestazione c'è andata, bontà sua. Però ci ha tenuto a precisare: "Il patrocinio del ministero delle Pari Opportunità non è al corteo,non è alla piattaforma. È un patrocinio agli eventi culturali e sportivi che precedono nel corso della settimana la manifestazione". Sia chiaro a tutti: noi ci mischiamo, ma non troppo. Ecco perché, alla fin fine, vi rendete anche conto che l'unico che ha detto quello che pensava era Calderoli ("Pentitevi e il buon Dio sacrificherà il vitello grasso. Non vi si chiede un pentimento rispetto alle vostre propensioni, che sono da me non condivise ma comunque considerate legittime, ma pentitevi del fatto di andare a manifestare in piazza, perché così diventate gli strumenti di comunicazione dei cattivi maestri"). Per gli altri, quelli che hanno detto tutte cose belle, dimenticandosi però di non averle pronunciate quando si costruiva quel compromesso corrucciato sui Di.Co., e poi quello stesso compromesso finiva affondato dalla Margherita, e anche da qualche troppo zelante presidente di commissione di area Ds. Ecco, per gli altri, ricordiamo che "figliolo una volta qui era tutta campagna elettorale". Per questo non c'era motivo per nominarla, la politica. Una piazza così laica non poteva invocare un Dio alla cui esistenza non può più credere.Vota questa notizia! ![]() NB: Trovate altre foto qui permalink | inviato da giornalettismo il 17/6/2007 alle 9:49 | avviso: a causa dei soliti problemi della piattaforma "Il cannocchiale" il counter dei commenti potrebbe non essere aggiornato |
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