23 luglio 2007
Nun se po' fa'

di Gregorj & AG 


on potevamo esimerci, proprio no. Mario Adinolfi ha presentato la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico, e visto che è stato presentato come "il candidato dei blogger e degli under 35", era giusto, come abbiamo fatto con Capezzone, interessarci della sua proposta. La dichiarazione d'intenti è ggggiovane e internet-oriented: "Mi candido in nome di quel che sarà della politica. Spero sia molto più di quello che è. E quel che sarà è l'irruzione di internet nella scena sociale, l'esplosione del fenomeno dei blog, il formarsi di un popolo prevalentemente composto di under 40 che usa la rete come modello di vita". Dài, ragazzi, diciamolo: non vi esalta, 'sta cosa? Adinolfi in pratica vuole "tutto il potere ai blogger" come tanti anni fa qualcun altro voleva darlo ai soviet. Inutile ricordarvi com'è finita vero? Che il potere l'ha preso soltanto uno. E la storia, come tutti sapete, spesso si ripete. Dapprima come tragedia, e poi in forma di farsa.

CITAZIONI - Nel post successivo, Adinolfi elenca tutti quelli che hanno parlato della sua candidatura, citando sia i media che i blogger. E però, cosa strana, non mette nemmeno un link per permettere di leggere cosa hanno scritto. Il che non fa tanto netiquette, diciamocelo. Ma noi che ci stiamo a fare qui? Uno dei blog citati è Suzukimaruki, andiamo a vedere cosa ha scritto: "Da quanto ho capito,la polemica astiosa contro il nascituro PD che ha caratterizzato alcuni post del blog de iMille è quasi tutta farina del sacco di Adinolfi, [...] il cui unico selling-point politico mi pare essere "votatemi perché ho 35 anni, devo essere per forza meglio di quelle vecchiazze là. [...] Il significato di tutto ciò? Beh, per quanto mi riguarda è semplice: come temevo, ne iMille, tra tante persone di buona volontà, c'era chi era lì per sgomitare e  avere visibilità politica, facendo un po' di baccano su "giovani & democrazia diretta" (due parole che personalmente mi fanno mettere mano alla pistola ogni volta che le sento), ma in verità gridando forte un "Io io io ioooo! Guardatemi! Sono qui! Io sono i gggggiovani!". Non male, per uno che si voleva portare dietro la blogosfera no?  

UN PROGRAMMA 2.0 - Ma è il momento di analizzare il programma. Sintetizzato in tre numeri: 100, 2 e zero. Il cento si riferisce alle pensioni: "Quota cento significa sessant'anni di età e quaranta di contributi, sessantacinque anni di età e trentacinque di contributi, e così via, fatti salvi i lavori veramente usuranti, con parificazione dell'età tra uomini e donne, come proposto giustamente da Emma Bonino". Ecco, qui mi sa che il gggiovane blogger Adinolfi fa un po' di confusione: La pensione di vecchiaia si consegue quando si raggiungono i requisiti di età, che attualmente sono di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, e il requisito contributivo di 20 anni. La pensione di anzianità è invece quella legata ai 35 anni di contributi o 57 anni di età. E questa è già uguale per donne e uomini. Solo che le donne spesso non
riescono a raggiungere i parametri contributivi minimi per accedere alla pensione di anzianità, come invece la stragrande maggioranza dei "colleghi" maschi. Per questo la situazione più comune è l'uomo che va in pensione di anzianità con 35 anni di contributi o al massimo 57 anni di età e la donne che invece deve aspettare i 60 per quella di vecchiaia. Alla faccia della sig.ra Gina e della sig.ra Emma. Il punto due, invece, fa riferimento "alla percentuale del Pil italiano che vogliamo sia investita in ricerca scientifica, da subito, partendo dall'assegnazione di strumenti di decenza economica per i giovani ricercatori universitari. Due è anche il numero della coppia, della giovane coppia, che deve essere tutelata in quanto tale se assume l'impegno ad essere un nucleo stabile di amore e lavoro comune all'interno della società, a prescindere dall'orientamento sessuale". E qui, che gli volete dire? Che non ha specificato se quel 2% di pil deve essere di investimento pubblico o privato? Quisquilie. Oppure che non si capisce come mai dica che l'orientamento sessuale non c'entri nulla uno che ha aderito al
Family Day, e che ha detto che quella sui Dico era una battaglia "da fighetti, per gente alla moda" (che poi scusate, se erano di più quelli in piazza San Giovanni, non era quella "la moda" nel senso letterale del termine?). E che dire di questo suo post di appena un anno prima, in cui elencava i blogger "froci" - parole sue! - del Cannocchiale, dichiarandosi favorevole ai Pacs

"GRANDI IDEALI"
- Poi ci sarebbe il resto. Ci sarebbe, se il resto non fosse un'elencazione di "vogliamo" (zero caste, zero mafia, zero strapotere delle banche, eccetera) con i quali non si può non essere d'accordo. Un peccato che però non ci sia scritto nemmeno nelle righe piccole di questo "contratto con i gggiovani" come si vuole ottenere tutto ciò. Vogliamo dirlo papale papale? Questo "programma" sembra una raccolta dei primi dieci slogan ascoltati distrattamente in giro, e ripetuti pari pari senza nemmeno averli capiti fino in fondo. Visto che è gggiovane, una maestra direbbe "l'alunno è ambizioso ma non si applica. Consigliamo si ripresenti alle primarie di riparazione". Ma noi invece vogliamo concentrare l'attenzione sul suo bannerino con i colori che fanno tanto Forza Italia e lo slogan "Si può fare". Lui dice che l'ha ripreso da Branduardi. Ma a noi questo ricorda più che altro la scena di un film piuttosto famoso: "Frankenstein Junior". Ecco, forse la perfetta sintesi del primo candidato blogger della storia dei candidati blogger - che immaginiamo (purtroppo) ricca e numerosa in futuro - è tutta nel video qui sotto.




p.s.: subito dopo aver scritto il post, ci siamo accorti che sei blogger dell'area di centrodestra - tra cui l'amico daw - hanno deciso di sostenere la candidatura di Adinolfi, stanchi del menefreghismo del centrodestra nei confronti del fenomeno-blog. Secondo loro, con Adinolfi "dal virtuale si passa al reale; dai post alle dichiarazioni programmatiche; dall'onanismo salottiero e sonnacchioso all'impegno politico concreto". Ecco, avendo cercato di dimostrare - spetta al lettore dire se ci siamo riusciti o no - per tutto il post che il "programma" presentato è proprio una sfilza di dichiarazioni programmatiche e di onanismo salottiero, rimaniamo basiti da questo outing. Specialmente perché conosciamo e apprezziamo molti blogger di ispirazione culturale di destra che invece sono in grado di proporre idee riformatrici ficcanti e apprezzabili (uno è Phastidio.net). S
e, come voi dite, Adinolfi in Italia è l'esponente della cultura del fare, allora stiamo messi davvero male. Ma male male male male, eh?

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