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30 agosto 2007
La soluzione finale

di Loska 


i lui vi avevamo già parlato, tanto tempo fa. Si chiama Yonuz, rumeno.  Lava i vetri alle macchine in sosta al semaforo nel cuore di Trastevere, ormai da anni. Arriva sul luogo di lavoro prendendo la metro, tutti i giorni, spesso assieme al fratellino che aiuta le donne anziane con le buste della spesa per un po' di euro. Ogni tanto ci fermiamo a parlare, mi chiede di questo o quello, se sto sempre a studiare, sorride, io gli chiedo cosa fa e mi racconta che forse, adesso, ha trovato anche un lavoro da muratore e ogni tanto quindi si assenta dal semaforo, quando il capomastro lo chiama. Ed è fiero, fiero di fare anche quel lavoro "normale". Tante volte, andando a fare la spesa, lo guardo lavorare, sempre lo stesso gesto: alza la spugna, aspetta la risposta, lava oppure se ne va. Non l'ho mai visto aggredire nessuno, nè tantomeno infilare le mani nei finestrini aperti. Certo, sempre a Roma, tempo fa, una coppia di lavavetri ha ucciso un pensionato.

SOLUZIONE FINALE -  In questi giorni si discute molto della decisione del comune di Firenze di arrestare i lavavetri colti "in flagranza" di lavaggio. L'atto si sarebbe reso necessario a fronte del crescente fastidio dei cittadini fermi davanti al rosso. E' singolare, la parola fastidio: perchè certo, puoi essere vittima di maltrattamenti, addirittura di furti. Ma, anche, semplicemente, infastidito nel guardare uno "zingaro" avvicinarsi alla macchina, magari bussare al vetro. Magari, "toccarla". E come singolare è questa parola, altrettanto sconcertante è stata la soluzione, a questo "fastidio". Ad essere arrestati sono i lavavetri, non i lavavetri molesti. I vigli non controllano le azioni del malcapitato dotato di spugna, lo arrestano e basta. Se Yonuz abitasse a Firenze, potrebbe essere arrestato anche lui, che non ha mai fatto niente a nessuno. Lui che le macchine, se non volete, non "ve le tocca". E come lui, altri cento, mille, che per guadagnare qualche spicciolo mentre cercano un lavoro "serio", non rubano, non uccidono, non rapinano. Lavorano.

RACKET - "E' una mossa contro il racket", ha sottolineato, forse un po' imbarazzato, il Sindaco di Firenze. Come a dire, lo facciamo per loro. Però il racket dei lavavetri non esiste, esiste solo un capo che ogni giorno dice alle persone che sfrutta cosa devono fare. E quel capo i vetri non va a lavarli, quindi non verrà arrestato mai. Se fino a oggi, a Firenze, diceva a questa gente di lavare i vetri, ora cosa gli dirà? Tutti i lavavetri, magari anche quelli molesti e violenti, scampati ai primi arresti, ora che fine faranno? Il racket, forse, li lascerà in pace? Non darà loro nulla da fare? Forse, in attesa di altri giri, li convoglierà ai più redditizi furti e rapine: tanto, arresto per arresto, almeno se non ti beccano guadagni di più. Questa è la sicurezza che si da' al cittadino. Senza contare che fra questi, val la pena ricordarlo, c'è gente che lavora e basta. Gente che lavora in nero, magari sfruttata per pochi euro, che non è tutelata da nessuna legge e di contro non ha nessuna legge da incolpare per la condizione animale in cui è costretta suo malgrado a vivere. Forse questo basta, a lavarci la coscienza? E' abbastanza perchè non se ne parli, non ci si indigni, ci si dimentichi di loro?

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permalink | inviato da giornalettismo il 30/8/2007 alle 8:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (91) | Versione per la stampa

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